domenica 13 maggio 2012

Madame Psychosis

Mi sono appena vista nel video della presentazione al Salone del Libro.
Credo che adotterò la tattica Madame Psychosis per uscire, d'ora in poi.

giovedì 26 aprile 2012

Réclame

Allora, venerdì 11 maggio alle ore 19 sarò al Salone del Libro allo stand di Blonk per parlare di "come si diventa autori per Blonk" e anche un po' del mio libro. Ci sarà Lele Rozza (mio guru nonché editor) e Fabrizio Casu che ha appena pubblicato anche lui con questa piccola ma sincera casa editrice.
Se siete a Torino, se siete al Salone, se siete a Bombay ma avete il dono del teletrasporto, venite a trovarci.

venerdì 23 marzo 2012

autoinsufficienza

Un minuto sei lì con tre borse della spesa, la borsa, e cerchi di infilare le chiavi nella serratura mentre contemporaneamente reggi cinque chili di roba; il minuto dopo (o quasi, questa del minuto è una licenza poetica) sei totalmente incapace di fare alcunché da sola, un braccio ingessato, le dita gonfie e immobilizzate, e ti tocca farti infilare la maglia, farti tagliare la carne, farti mettere il deodorante sotto le ascelle.
E' un'esperienza umiliante, almeno per chi, come me, non è capace di chiedere: di solito faccio tutto io, da sola, fiera della mia autonomia e indipendenza. E invece ti ritrovi seduta su una sedia mentre qualcuno, inginocchiato davanti a te, ti allaccia le scarpe. Il primo giorno sono scoppiata a piangere: mi sentivo un'idiota, totalmente dipendente, incapace, costretta nel ruolo dell'invalida. I primi giorni sono stati un inferno.
Poi però ho pensato che questo periodo (in fondo breve, un paio di mesi) mi poteva servire per rivedere, e magari correggere, questa attitudine a sfoderare autonomia e indipendenza ad ogni momento; magari potevo approfittare della mia immobilità per imparare a chiedere, a non vergognarmi della mia vulnerabilità e debolezza, perché anche io, nonostante faccia di tutto per nasconderlo, ho bisogno di aiuto.  Non sono la superdonna-che-fa-tutto-da-sola. Nessuno lo è. Quella è l'immagine che voglio offrire di me, ma non corrisponde del tutto a quello che io sono. La mia tendenza a "fare a meno", la mia bandiera "me la cavo da sola" sono veri solo in parte.

Adesso è passato un mese, ieri sera sono riuscita a tagliare la pizza e mi sembra di avere vinto le Olimpiadi. Riesco a muovere un po' le dita (anche se mi fanno malissimo) e insomma, inizio a cavarmela di nuovo. Ma non vorrei proprio dimenticarmi come si fa a dire Mi aiuti? perché queste due paroline ho cominciato ad apprezzarle.

giovedì 22 marzo 2012

incontri ravvicinati con la normalità


Ieri ero in ospedale, aspettavo che mi togliessero il gesso. Sì, forse ero un po' nervosa, spazientita, c'era un mucchio di gente e il braccio mi faceva un po' male. Vicino a me c'era una signora di circa settant'anni, anche lei col braccio rotto, un leggero accento lombardo, e ci stavamo raccontando allegramente le nostre vicendevoli cadute, le difficoltà, entrambe col braccio dritto, fermo, ingessato; avevamo qualcosa in comune, anche se eravamo due sconosciute.
All'improvviso nel corridoio passa una donna col velo; va per la sua strada, nessuna di noi due sa perché anche lei si trova in ospedale, ma certo se sei lì non è che stai andando a una festa. La signora settantenne smette all'improvviso di chiacchierare, guarda la donna che ormai è già lontana e borbotta: "Ma perché non ve ne tornate tutti al vostro paese, dico io". Io le rispondo gentilmente, ma un po' tesa : "E perché? Che cosa ne sa lei di quello che questa donna fa qui? Del motivo per cui si trova in ospedale, o in Italia, o alla portata della sua vista?" E lei : "Non mi interessa perché è qui, io sono razzista, e voglio che se ne vadano via tutti"
Io mi alzo dal mio posto accanto a lei e le dico: "Anche io sono razzista, e non ho nessuna intenzione di stare ad ascoltare i suoi malanni, perché non mi interessano. E anche io vorrei che lei se ne tornasse al suo Paese. Lei mi infastidisce". La signora è ammutolita, sorpresa e forse un po' spaventata dalla mia reazione così repentina, e mi ha guardato a bocca aperta.
Dopodiché mi sono spostata da un'altra parte, su un sedile in pieno sole dove faceva un caldo pazzesco.  Ma tutto avrei sopportato pur di non stare vicino a lei. Perché so che quello della signora è un sentire comune, condiviso, acritico e fastidioso, so che molti lì intorno le avrebbero dato ragione, e io non riuscivo a sopportarlo.
Forse ero un po' nervosa, spazientita, c'era un mucchio di gente e il braccio mi faceva un po' male. Forse.

mercoledì 1 febbraio 2012

Emma

Da Regolamento di Condominio : Primo piano, scala A - Emma
Legge Cassandra, con una voce dolcissima e amorevole, che incanterà chiunque la voglia ascoltare 

emma.mp3





venerdì 16 dicembre 2011

Meringhe e madeleine

Ieri, dopo tanto, tantissimo tempo, mi è capitato di passare a piedi nel tratto di corso Dante che va da via Nizza a Corso massimo d’Azeglio. Ero leggermente in anticipo e non faceva troppo freddo, così ho fatto un po’ la flaneuse in una zona che un tempo, tantissimo tempo fa, frequentavo tutti i giorni, all’andata e al ritorno da scuola. Ero una ragazzina, facevo il ginnasio e l’autobus mi lasciava a dieci minuti di cammino dal Liceo Alfieri e io, con il mio zainetto, il pesantissimo Castiglioni Mariotti o il Rocci a seconda delle materie che avevo quel mattino, avanzavo faticosamente alle otto del mattino per arrivare a scuola.


La pasticceria all’angolo di via Madama Cristina c’è ancora, anche se rinnovata e più moderna. All’uscita di scuola ci fermavamo a comprare qualcosa da mangiare, e un mio compagno nonché primo fidanzatino si comprava sempre una meringa e se la mangiava nel tragitto, sporcandosi inevitabilmente di panna o di spuma d’uovo. Ricordo che l’andata, verso scuola, era densa di agitazione, paure, problemi di interpretazione sulla versione di greco o di latino, calcoli sulle programmate. Il ritorno invece era più rilassato, colmo di aspettative sul pomeriggio o di buone intenzioni sullo studio per il giorno dopo.

Una volta arrivata davanti alla porta della scuola ho rallentato il passo: le luci erano tutte accese – erano circa le sei di sera – e mi sono fermata a guardare il grande ingresso spoglio in cui al mattino ci si trovava tutti prima che si aprissero le porte: allora le grandi vetrate che danno sul corso erano tutte appannate dal fiato di ragazzini assonnati, per terra giacevano cartelle, borse, libri consumati dallo studio e dalle sottolineature con evidenziatori di ogni colore, e dal chiacchiericcio di fondo si distinguevano sempre le stesse parole : interrogazione, assenza, ripetizioni, compito in classe, fogli protocollo.

Poi ho alzato la testa verso il quarto piano, sull’aula d’angolo in cui ho passato tante ore della quarta ginnasio, e mi è venuto in mente il primo giorno di scuola in cui, eccitato e spaventato, un gruppo di ragazzini è entrato per la prima volta un po’ spaurito e ha trovato sulla lavagna una scritta lasciata dai ragazzi più grandi: quousque tandem, Caterina, abutere patientia nostra? La nostra insegnante di tutte le materie letterarie si chiamava Caterina e già qualche giorno più tardi avevamo perfettamente compreso il senso di quella scritta.

E’ stata una breve passeggiata, quella di ieri, ma intensa : dolce come una meringa, malinconica come una madeleine.



sabato 3 dicembre 2011

Regolamento di condominio


Ancora non ci credo.
Guardo la copertina, sillabo le parole, lenta, incerta, balbettante.
Eppure c'è proprio il mio nome, lì sopra. Sono io quella scritta bianca su fondo nero, e dietro la copertina ci sono parole pensate, buttate giù in fretta poi riprese, arrotondate, rielaborate da me.
Curate, cancellate e riscritte.
Odiate.
Amate.
Soprattutto vissute, una per una, dalla virgola alla metafora.
Sono io l'autrice di questo piccolo libro che mi è costato un'estate in città e così tante paure. E incoraggiamenti dagli amici, e curiosità, e dubbi sulla scrittura e sulla mia capacità di scrivere, e discussioni infinite sullo stile, sulla forma. E sul contenuto, che in gran parte mi riguarda da vicino. Da molto vicino.
C'è tanto di me, qua dentro. Chi mi conosce lo capisce meglio di chi non sa chi io sia, ma credo che si senta comunque.
E' mio.
L'ha pubblicato Blonk e si può acquistare qui o qui.

Mi piacerebbe che lo leggessero tutti.
Ho paura che lo leggano tutti.
Sono contenta, sono agitata, sono un fascio di nervi.
Oggi ho anche un po' pianto, perché non c'è gioia che non trasfiguri, anche solo per un attimo, in malinconia.

Passerò questo sabato sera a guardare la copertina e a chiedermi ancora, per l'ennesima volta, se sia tutto vero.